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CONVERSIONE NUCLEARE, LA SFIDA PARTE DA ASSISI

Assisi, 14 febbraio 2011

Nella città di Francesco consegnato il premio "Atoms for peace" al Comitato per una Civiltà dell’Amore.

Italia premiata per l’impegno sul disarmo nucleare. La notizia arriva dal Sacro Convento di Assisi, dove ieri si è svolto il primo Symposium Internazionale tra religioni e mondo del lavoro nell’ambito del quale è stato consegnato il premio 'Atoms for Peace'.

Il riconoscimento è stato conferito al Comitato per una Civiltà dell’amore e a ritirarlo è stato il presidente onorario Maria Romana De Gasperi, figlia dell’indimenticato Alcide. Un premio importante, che arriva dopo quelli tributati negli anni scorsi al direttore generale della Iaea, Mohamed Elbaradei, premio Nobel per la Pace, e al premier del Giappone Yasuhiro Nakasone.

«Come San Francesco d’Assisi, sostenuti nella preghiera – ha sottolineato il messaggio finale del Simposio – vogliamo essere oggi davanti alla grande responsabilità nucleare , strumenti di pace e portatori di speranza». Il piano prevede di convertire le testate nucleari del disarmo in combustibile nucleare e poi utilizzare parte del ricavato economico per il finanziamento di progetti di sviluppo sostenibile nel sud del mondo. «Da anni portiamo avanti questo impegno – ha spiegato il segretario nazionale del Comitato, Giuseppe Rotunno –. Entro il 2013 Stati Uniti e Russia si sono impegnati a smantellare 20 mila testate atomiche. E adesso che c’è una volontà precisa della comunità internazionale a favore del disarmo, deve mobilitarsi la società civile».

Oltre al Comitato per una Civiltà dell’Amore, erano presenti ieri i rappresentanti del mondo del lavoro, i rappresentanti delle religioni e Religions for Peace. Per la Chiesa italiana, hanno partecipato il vescovo Vincenzo Paglia, presidente della Conferenza episcopale umbra, monsignor Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi, Nocera Umbra e Gualdo Tadino, e i francescani del Sacro Convento di Assisi. «Aderiamo con convinzione e partecipiamo attivamente, come possibile, all’impegno di disarmo nucleare globale assunto dalle Nazioni del mondo all’Onu il 28 maggio 2010 – si legge nel testo del messaggio finale del Simposio –. Consapevoli che oltre il 90% del potenziale nucleare è stato generato dai popoli di tradizione cristiana, ci impegniamo con la forza della fede e della ragione a perseguire l’obiettivo di convertire gli armamenti nucleari in energia di pace e ri­sorse per la pace e lo sviluppo sostenibile innanzitutto nei Paesi poveri». All’incontro è giunto anche il telegramma del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che si è complimentato «per l’impegnativo progetto in cui il Comitato è impegnato da anni», assicurando «la più ampia attenzione del governo» per l’iniziativa.

Il progetto affonda le proprie radici in una terra da sempre in prima linea nel dialogo tra i popoli e le religioni. Non a caso, quello «spirito di preghiera per la pace e di dialogo tra i popoli » viene evocato all’inizio del messaggio conclusivo della giornata. È uno stile che è stato lanciato nell’ottobre 1986 da Papa Giovanni Paolo II con i capi delle religioni di tutto il mondo. Ora l’obiettivo è tradurre questo grande afflato, attraverso «progetti di vita e per la promozione dei diritti umani e della pace tra i popoli più bisognosi della Terra».

Avvenire 22/10/2010