Nuclearforpeace

GUERRE DI DIFESA,
UN ALIBI IPOCRITA CHE PESA SULLA PELLE DI TANTI POVERI

«Pace nucleare e sviluppo nei Paesi poveri. Il contributo dall'Europa» è il titolo di un programma del Comitato per una Civiltà dell'Amore portato avanti in collaborazione con il Sacro Convento di Assisi. Si parla di un programma di conversione delle armi nucleari in progetti di sviluppo nel Sud del mondo. È una iniziativa che ha già dietro di sé anni di studio e di impegno scientifico ma soprattutto di tenacia, di fede e di convinzione che le idee buone per l'umanità prima o poi troveranno collaborazione e riconoscimento. I due convegni degli anni scorsi tenuti in Assisi e a Roma hanno individuato in questo tema di sviluppo per la parte più povera del mondo un nuovo campo di iniziative per la nostra vecchia Europa.

La nostra unità che a volte sembra fermarsi e poi riprendere a tratti il suo cammino può offrire una efficace collaborazione a questo progetto trattando nello stesso campo economia e solidarietà. L'Unione Europea può offrire anche ai giovani un ideale nuovo e fattibile: la conversione delle testate nucleari in disarmo in combustibile di pace porterà ai Paesi poveri la possibilità di ottenere progetti di sviluppo, miglioramento della loro vita ed anche una possibile fine di quelle guerre che si consumano lontane da noi e nel silenzio dei nostri media.

Trenta sono attualmente le guerre che si combattono nel mondo ma ne conosciamo solo cinque o sei. Le altre sono dimenticate, sono sulla pelle dei più poveri e non fanno notizia mentre noi continuiamo a costruire, a vendere e usare armi. Per difesa, si dice, senza guardare che non ci sono più le vecchie guerre di difesa o di conquista su due fronti ben precisi, ma solo lotte crudeli senza un confine dove le vittime non hanno come difendersi, né un luogo dove riparare. Non sono più gli eserciti che si affrontano, ma donne, anziani, bambini, che diventano improvvisamente soldati condotti a crudeltà indicibili. L'alto costo delle armi sottrae beni necessari alla vita dei più miseri e li mantiene nella loro eterna fame. Inutile illudersi che la carità possa essere un elemento propulsore per un miglioramento della vita quando si consumano negli armamenti somme indescrivibili di denaro e di tempo. Le guerre nel Sud del mondo non si combattono è vero con le grandi armi, ma anche quelle che vengono chiamate «leggere» vengono loro vendute da noi Paesi ricchi, Paesi che fanno cortei per la pace e ne espongono le colorate bandiere.

L'idea di promuovere questo programma è portata avanti da pochi uomini che si appellano per ora inutilmente alla volontà di quel mondo politico che pare sordo a questo richiamo. Di questo progetto di sviluppo bisogna invece parlarne, far conoscere questa possibilità di salvezza facile da percorrere se si è convinti che la fede in una civiltà che si fonda sull'amore tra le genti potrà aver un futuro. Ai giovani che non conoscono il passato, che hanno paura del loro futuro e che si accontentano di un presente mediocre, privo di spinte ideali, potremmo suggerire di accompagnarsi a questo piccolo gruppo di volenterosi e trovare una loro strada. Qui ad Assisi in una splendida giornate di sole, davanti alla basilica di San Francesco ci viene davvero da pensare che è dalle piccole cose che nascono e si propagano le grandi avventure.

Maria Romana De Gasperi ((Avvenire 14-04-07)