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IL VATICANO: SÌ ALL'ENERGIA NUCLEARE PER USO CIVILE

Il presidente del Consiglio Giustizia e Pace chiede di riconvertire le testate atomiche per favorire lo sviluppo dei Paesi poveri

Vaticano

L’energia nucleare può costituire «un’opportunità per i popoli», se usata a scopi pacifici: l’ha affermato in un’intervista alla Radio vaticana il cardinale Renato Martino. «Magari - ha precisato il presidente del Consiglio Giustizia e pace - le testate nucleari che esistono ancora nel mondo venissero usate per fornire energie a buon mercato ai Paesi che ne hanno bisogno!» Il cardinale ha parlato a conclusione di un seminario internazionale, che il Consiglio di cui è presidente ha convocato - in collaborazione con l’ambasciata dell’Ucraina - nel ventennale dell’esplosione di Chernobyl.

A chi gli chiede come mai un esponente vaticano si pronunci a favore del nucleare proprio a vent’anni da quella tragedia, il cardinale risponde che la Santa Sede è stata sempre favorevole al nucleare civile e ricorda che essa fu - nel 1957 - tra i fondatori dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (AIEA), che appunto ha lo scopo di «promuovere l’utilizzo pacifico dell’energia nucleare e di impedirne l’utilizzo per scopi militari». In particolare Martino rimanda al paragrafo 470 del Compendio della dottrina sociale della Chiesa, che sulla questione energetica invita la comunità scientifica a «continuare» nel triplice impegno di «identificare nuove fonti energetiche, sviluppare quelle alternative ed elevare i livelli di sicurezza dell’energia nucleare». Il cardinale ricorda che «Chernobyl ha dato delle lezioni: tutti gli impianti nucleari che erano ancora arretrati sono stati riformati adottando delle misure di protezione per evitare pericoli analoghi». Secondo Martino, però, anche se «è cresciuta la prudenza, la guardia non deve mai venir meno». «Quando si usano queste sorgenti di energia - spiega - è necessario avere molta prudenza e prendere le misure adatte per evitare disastri». Fa un paragone familiare: «È come insegnare a un bambino a usare un coltello: si deve fare attenzione perché può risultare pericoloso, ma se usato bene può essere utile».

Nelle conclusioni del Seminario, il cardinale ha esortato la Comunità internazionale a fornire «un aiuto concreto all’Ucraina», auspicando anche «un approccio non ideologico al tema dell’energia nucleare per uso civile». «Non ideologico», ci ha spiegato, nel senso di «pragmatico, non guidato da preconcetti pro o contro, ma inteso a realizzarne l’uso più sicuro» e tenendo conto anche della «crisi energetica» che proprio in queste settimane «stringe ancor più il cappio al collo dei paesi poveri».

Una posizione analoga Martino aveva sollecitato - con un altro seminario internazionale - nel novembre del 2003 sugli Ogm: aveva detto che gli organismi geneticamente modificati potevano essere «una minaccia o una speranza per l’umanità» e spettava alla comunità internazionale fissare le regole perché non si corressero «rischi» e si fosse «massimamente prudenti», ma si continuasse nella loro «sperimentazione», che un giorno potrebbe fornire «un grande contributo a vincere la fame sulla terra». Sul tema del riciclo delle testate nucleari a fini pacifici, al seminario dei giorni scorsi è intervenuto l’ingegnere nucleare Giuseppe Rotunno, del Comitato di «Cattolici per una civiltà dell’amore» e «consigliere» di Martino. Rotunno ha fatto la storia del «Programma di conversione delle armi in progetti di sviluppo nel Sud del mondo», che fu elaborato nel 1989, a Roma, da un gruppo di studiosi di cui faceva parte Edoardo Amaldi.

È del 1993 - ricostruisce Rotunno - il primo accordo tra Usa e Urss per la «conversione delle testate nucleari a fini di pace», trasformandole cioè in combustibile per produrre elettricità: «Megatons to Megawatts». Fino a oggi sono state riciclate 10 mila delle oltre 60 mila testate esistenti e il riciclo è andato ovviamente a favore dei Paesi produttori e riciclatori, cioè dei paesi ricchi. Rotunno ha suggerito alla Santa Sede - nel corso del seminario - di farsi promotrice della destinazione di tale «risorsa» ai paesi poveri, appellandosi a Benedetto XVI che nell’ultimo messaggio per la giornata della pace ha invitato gli stati a convertire le spese militari in aiuti allo sviluppo. «Il ricavato della vendita dell’energia ottenuta dal riciclo di una sola testata nucleare - dice Rotunno - sarebbe sufficiente per fornire pannelli solari a dieci villaggi africani. E il combustibile ricavato da una "bomba" potrebbe fornire energia a Milano per tre anni».

Luigi Accattoli (Corriere della Sera 24-04-06)