Nuclearforpeace

IMPEGNA L'EUROPA PER LA PACE

Programma di conversione delle armi nucleari in progetti di sviluppo nel Sud del mondo

Roma, 12 novembre 2004

"Nella comunità europea dei 25 paesi aderenti alla nuova Costituzione sono presenti centrali nucleari, come in Usa e Russia, stati dove già è in atto la produzione di elettricità dall’uranio delle prime 8 mila testate atomiche convertite. Inoltre, l’Europa detiene la tecnologia pacifica per la conversione anche del plutonio militare": lo dice Giuseppe Rotunno, segretario generale del Comitato per una Civiltà dell’Amore, che ha tenuto ieri a Roma il proprio convegno sul tema "Impegna l’Europa per la Pace: programma di conversione delle armi nucleari in progetti di sviluppo nel Sud del mondo".

"Dai lavori – spiega al Sir Rotunno – si è evidenziato che l’Europa, con la maggioranza delle sue centrali può anch’essa convertire l’uranio militare del disarmo in energia elettrica per oltre 10 anni, trasformando migliaia di testate nucleari in miliardi di Kwh di elettricità per anno. Inoltre – aggiunge – abbiamo inviato un messaggio finale dei lavori al Papa Giovanni Paolo II, in cui sottolineiamo che ‘il dividendo economico di tale operazione può essere destinato, onde rafforzare la pace nel mondo, a progetti di sviluppo nei Paesi bisognosi (ad esempio, in microprogetti anche con energie rinnovabili solari ed idriche), creando così un nuovo sviluppo e condizioni per una pace più estesa e più radicata nella giustizia". Secondo Rotunno, i partecipanti al convegno (scienziati, studiosi, operatori di ong ecc.) hanno concordato sul fatto che "da ogni atomica convertita in energia per l’Europa sarà possibile realizzare anche una decina di microprogetti di sviluppo, innescando un cammino di pace di cui c’è tanto bisogno". Ha anche fatto cenno ai rischi nucleari che permangono, citando "l’annuncio apparso su internet che Al Qaeda sarebbe in possesso di una ‘piccola testata atomica’. Piccola, sì – dice Rotunno – ma comunque sempre in grado di fare qualche centinaio di migliaia di morti, se usata in aree urbane densamente abitate".