Nuclearforpeace

SUMMIT INTERNAZIONALE PER LA PACE NEL MONDO

Assisi, 18-20 ottobre 2002

Documento di sintesi

Il Terzo millennio è sembrato aprirsi al suono di un'unica parola d'ordine: globalizzazione. Globalizzazione delle comunicazioni, del commercio, della scienza, della cultura: il pianeta, in virtù delle nuove tecnologie, sembra condividere sempre più interessi e contenuti simili. Ciò che manca da condividere, ora, fra i paesi industrializzati ed i paesi poveri, è il benessere: assicurare a tutti gli abitanti del globo condizioni di vita degne dell'essere umano. Va, in altre parole, globalizzata una concezione etica dello sviluppo tale da consentire a tutti un'esistenza dignitosa, con una disponibilità di cibo sufficiente a garantire crescita e salute, una casa, l'istruzione ed un lavoro. La missione etica - e la sfida morale - dei paesi ricchi per il Terzo millennio, quindi, deve essere questa: portare il benessere dove questo è sconosciuto, attraverso la realizzazione di investimenti economici capaci di colmare, nel più breve tempo possibile, effettivamente, l'attuale enorme divario fra le diverse aree - nord-sud, ma anche ovest ed est - di un mondo eccessivamente sperequato. Lungo questa linea il Gruppo di Esperti che ho l'onore di presiedere, di concerto con il Comitato di Collegamento di Cattolici per una civiltà dell'Amore, sulla scia di ricerche promosse fin dai primi anni '90, invita a seguire un nuovo percorso: impiegare le risorse economiche prodotte dal bruciamento dei materiali nucleari delle testate atomiche smantellate dalle Superpotenze, in questi quindici anni di non-belligeranza e di disarmo, per realizzare progetti di sviluppo nei paesi poveri. Se è vero che la conversione di materiali fissili da disarmo durerà più di venti anni, la realizzazione di un simile progetto può davvero rappresentare un'importante chiave di volta per aggredire il problema della povertà e del sottosviluppo, producendo un circolo virtuoso di pace e benessere. Questa ipotesi richiede la collaborazione delle Istituzioni internazionali preposte ai programmi di conversione nucleare; dei Governi dei Paesi con centrali nucleari impiegate per la conversione; degli esercenti elettronucleari e, infine, di referenti internazionali che raccolgano e quindi garantiscano la distribuzione delle economie ricavate dall'impiego del combustibile di provenienza bellica per la produzione di energia elettrica. Si tratta, quindi, di un'ampia coalizione, che ci auguriamo si possa concretamente realizzare, ad Assisi, dal 18 al 20 ottobre prossimo, quando al Summit internazionale per la pace nel mondo presenteremo la redazione definitiva dello Studio di fattibilità tecnico-economica "Programma di conversione delle armi in progetti di sviluppo nel sud del Mondo", di cui il presente documento costituisce la sintesi.

Lo storico processo di disarmo nucleare offre la possibilità di convogliare risorse nuove per contrastare la fame e la povertà nel mondo, problemi nei confronti dei quali l'intera umanità è sempre più sensibile a tutti i livelli, dal semplice cittadino fino ai Governi e ai Capi delle Nazioni. Questa nuova opportunità, quindi, ha una profonda motivazione etica, poiché risponde al bisogno di pace e giustizia insito nel cuore della civiltà non solo occidentale, ma di tutta l'umanità. Tale inedita risorsa, infatti, da destinare allo sviluppo, si pone provvidenzialmente in un periodo di grande trasformazione a livello internazionale, mentre cresce forte la richiesta, innanzitutto etica, anche nei Paesi sviluppati, da parte dall'opinione pubblica e di organismi sociali come le ONG, per un maggiore impegno a favore dei Paesi poveri, palesemente sempre più nel bisogno. Una simile contingenza rappresenta l'opportunità per una nuova politica di aiuto da parte dei Paesi ricchi nei confronti di quelli in via di sviluppo. Una dichiarazione di impegno delle Nazioni più sviluppate sul tema "dal Disarmo allo sviluppo" costituirebbe pertanto una esplicitazione etica di quanto sempre più viene avvertito con urgenza per la sicurezza dei popoli e la pace nel mondo.

Il Programma di conversione delle armi in progetti di sviluppo nei Paesi poveri contribuisce, per più ragioni, alla sicurezza delle nazioni e alla pace nel mondo, in particolare in questo momento storico. Infatti con la conversione in nuove risorse economiche degli strumenti di distruzione di massa, come le testate nucleari in disarmo, si ridurrebbe il rischio di apocalissi di impatto planetario e si creerebbe una nuova mentalità circa la sicurezza e la difesa delle nazioni. Il Programma che verrà dibattuto ad Assisi prevede altresì un forte impulso verso progetti di sviluppo nei Paesi poveri eliminando così alla radice tante cause di povertà, di ignoranza e di sfiducia, al fine di costruire un futuro migliore per milioni di persone e soprattutto di giovani.

A seguito degli Accordi di disarmo tra le Superpotenze nucleari, fin dal primo Trattato INF (Intermediate Nuclear Forces)dell'8 dicembre 1987 è cominciato il processo internazionale di conversione dell'enorme quantità di esplosivo nucleare degli arsenali. La quantità di energia estraibile dall'uranio militare (circa 1.000 tonnellate di HEU-Highly Enriched Uranium) è almeno pari all'elettricità consumata dall'intera popolazione mondiale in un anno, a cui si aggiungerebbe quella prodotta dalla conversione del plutonio dopo i più recenti accordi internazionali. Le metodologie della conversione dell'uranio sono già disponibili e operative a seguito dell'accordo Usa-Russia del 1993, con il Programma americano "Megatons to Megawatts", mentre le risorse economiche provenienti dalla conversione dell'uranio sono riportate dalla letteratura del settore e sono state analizzate già nello studio di fattibilità tecnico-industriale dell'Intenational Symposim "Conversion of nuclear warheads for peaceful purposes", tenuto dal 15 al17 giugno 1992 a Roma.

L'aggiornamento dello Studio del 1992 si limita ancora a considerare solo il dividendo economico proveniente dalla conversione dell'uranio, corrispondente complessivamente oggi a circa 20 miliardi di USD se riferito all'intero arsenale in disarmo. L'aggiornamento degli Esperti non comprende invece la valutazione economica della conversione del plutonio, in quanto sono ancora da definire a livello internazionale i diversi aspetti industriali e tecnologici di questa operazione, che è frutto solo di un recente accordo tra Usa e Russia del gennaio 2002. Oltre ai benefici economici diretti generati dalla conversione, esistono altri aspetti meno evidenti del dividendo della pace, non facilmente quantificabili ma indubbiamente rilevanti:
- la riduzione dei costi di stoccaggio per tempi indefiniti del materiale fissile militare
- la riduzione del rischio di ulteriore proliferazione di armamenti nucleari
Questi elementi si configurano come riduzione di costi (spesa pubblica militare e/o sicurezza nazionale), realizzabile mediante la conversione nucleare.

In assenza di politiche attive necessarie a convogliare espressamente queste significative risorse in specifiche azioni di sviluppo nei paesi poveri, il dividendo economico della epocale conversione nucleare verrebbe disperso. Invece, auspicando una saggia politica attiva, lo studio aggiornato ed elaborato dagli Esperti promuove uno sviluppo integrale degli uomini e dei popoli quale condizione connaturale a equilibri di benessere, permettendo loro di interagire in modo armonico e costruttivo con le sollecitazioni e i cambiamenti provenienti dall'ambiente circostante, soprattutto nell'era della globalizzazione. In particolare, lo studio mira ad utilizzare le risorse della conversione nucleare per un vasto programma contro la fame e la povertà di centinaia di milioni di uomini, donne e bambini: fame e povertà che possono essere vinte solo promuovendo uno sviluppo armonico di quelle popolazioni.

Per fare in modo che la destinazione del dividendo sia effettivamente finalizzata allo sviluppo, occorre definire ed attuare un complesso di pressioni ed argomentazioni tali per cui i Governi possano accettare la proposta. Tali iniziative, oltre al coinvolgimento diretto della società civile, auspicherebbero il coinvolgimento del nostro Governo e della Commissione dell'UE, in modo che collegialmente si adoperino affinchè venga raggiunto a livello internazionale un significativo consenso sull'iniziativa. Pertanto si suggerisce di agire innanzitutto a livello dei Governi dei Paesi che sono direttamente interessati alla realizzazione della conversione dell'uranio militare, poiché essi per primi possono destinare il dividendo a finalità di sviluppo, e di individuare una Agenzia internazionale ad hoc preposta. Occorre, inoltre, favorire la "persuasione reciproca" fra Governi, che sono sovrani ma interdipendenti e che possono mettere la questione del dividendo della conversione nucleare nel quadro più generale delle loro relazioni politico-economiche. Oltre ai rapporti bilaterali tradizionali, esiste e deve essere opportunamente utilizzato anche un importante livello di persuasione reciproca plurilaterale: il Gruppo degli 8 Paesi più industrializzati (G8). A questa azione dei Governi si dovrà aggiungere una presa di posizione sempre più chiara da parte dell'opinione pubblica e delle sue forme organizzate di espressione (ONG, Volontariato, ecc.) che possano incoraggiare e sostenere le scelte politiche. L'esperienza recente dimostra che il peso della società civile può essere molto significativo, specialmente quando le sue pressioni si concentrano su obiettivi chiari e credibili (HIPC, remissione del debito bilaterale dei PVS). Ugualmente importante si ritiene il ruolo delle Istituzioni multilaterali, specie quelle a carattere universale, che possono supportare l'opinione pubblica con la predisposizione e la diffusione di ricerche applicate, di studi di fattibilità economica e di altre iniziative. Qualora la convergenza sull'obiettivo di finalizzare allo sviluppo il dividendo della pace di realizzi, occorrerà dotarsi degli opportuni strumenti istituzionali, facendo tesoro della consolidata esperienza delle istituzioni internazionali, come è accaduto nel caso della iniziativa HIPC di remissione del debito estero, gestita congiuntamente dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale. Le modalità operative per convogliare effettivamente il dividendo verso scopi di sviluppo, non potranno che essere il risultato pratico dell'iniziativa dei governi interessati a tale decisione politica.
* Tuttavia sarebbe auspicabile che le modalità operative soddisfacessero le seguenti necessità:*

a. favorire la visibilità, l'identificabilità ed il controllo del processo, non solo nell'interesse dei governi, che così possano attestare il loro impegno a favore dello sviluppo, ma anche dell'opinione pubblica. A tale scopo può essere adottata una Agenzia Internazionale che garantisca un sistema trasparente di raccolta e di programmi, la cui denominazione può essere AIGA (Agenzia Internazionale per la Gestione degli Aiuti) che consenta l'identificazione del "contenuto" dell'azione ad essa affidata - - collegata con il sistema delle Nazioni Unite e in particolare con le istituzioni internazionali che hanno negli anni maturato esperienza nel campo della cooperazione allo sviluppo: - all'Agenzia Internazionale perverrebbero i fondi della conversione delle armi, da destinare ad ONG qualificati - che rispondano cioè a determinate caratteristiche di trasparenza, ad esempio dotate di bilanci depositati e certificati -, per realizzare i progetti di sviluppo nei paesi bisognosi. * permettere che il processo sia imperniato sulla convinzione che lo sviluppo realmente sostenibile debba essere centrato sulla persona, valorizzando l'iniziativa locale e la presenza stabile di organismi operanti per lo sviluppo; *
b. individuare specifici obiettivi di sviluppo, come programmi per l'Africa, o come programmi articolati di energie rinnovabili nei PVS;
c. realizzare azioni di sviluppo non solo attraverso il sostegno di iniziative economiche di espansione diretta del reddito e di soddisfacimento di bisogni essenziali, ma anche con iniziative che costituiscano un contributo diretto alla pace
d. rivedere la possibilità di contribuire ad iniziative di debt for development: le somme rese disponibili dal dividendo della pace potrebbero essere utilizzate anche per la riduzione del debito estero dei paesi più poveri e indebitati, in modo tale che, a fronte della riduzione (o perfino della remissione) del debito il paese debitore renda disponibile una somma equivalente a favore di ONG che operano in loco e che si muovono a sostegno di microprogetti di sviluppo.

L'esperienza degli economisti, degli studiosi e infine dell'uomo comune porta a ritenere che il crescente divario tra Nord e Sud del mondo anziché diminuire vada aumentando, nonostante 50 anni di lotta sistematica al sottosviluppo con la metodologia dei grandi interventi. Questo Comitato di Esperti, invece, invita a valorizzare un forma di sostegno - soprattutto nel Sud del Mondo - basata su piccoli interventi di sviluppo, che ha già dato notevoli risultati anche in termini di rapporto fra benefici e costi, decisamente più elevato di quello generato dai grandi interventi. Tale metodologia è costituita da "microprogetti" ed è stata in molti casi portata avanti con successo dai Missionari, dalle ONG e ora anche da alcune Istituzioni pubbliche internazionali, come recentemente anche dalla Banca Mondiale con la valorizzazione delle esperienze di "microfinanza". Si ritiene, infatti, che la metodologia delle microimprese e delle microcooperative sociali è in grado di dare un grande aiuto allo sviluppo delle economie un tempo centralizzate e oggi bisognose di un tessuto nuovo di artigianato e piccole imprese: queste ultime potrebbero quindi essere suscitate grazie ai fondi della conversione nucleare. La metodologia descritta si sposa bene con la cultura della piccola impresa e dell'artigianato, modello produttivo fortemente presente in Italia e in tutto l'Occidente, con l'ulteriore vantaggio di essere promuovibile secondo le specificità locali, anche in nuove aree di sviluppo afflitte da scarsità di risorse da utilizzare. Nell'aggiornamento dello studio merita quindi un adeguato approfondimento la metodologia "microprogetti/microimprese/microfinanza una nuova formula per lo sviluppo che finalizza specificatamente le risorse su piccoli e mirati interventi, radicali contro la miseria e il sottosviluppo. Si potrebbe più specificatamente parlare di microcooperative o microimprese sociali nei paesi più poveri e bisognosi, cioè (micro)strutture produttive del tipo cooperativo o sociale, stanti le più diffuse tradizioni - specialmente in Africa - di una cultura e di una prassi di collaborazione - talora 'distrutta' dai conflitti locali e dall'invadenza di una certa economia di mercato di tipo 'occidentale' - che in questo modo sarebbe possibile far 'rifiorire'.

A seguito degli accordi di disarmo nucleare, la conversione dell'uranio militare già in atto (e auspichiamo presto anche del plutonio) offre l'occasione storica perché si possa avviare un consistente programma di progetti di sviluppo, possibilmente mediante microprogetti, microimprese e microfinanza nel Sud del mondo, bisognoso di know-how e di tecnologie appropriate e anche in Paesi in transizione dove il know-how e le tecnologie non mancano, ma sono necessarie invece microimprese quale nuovo tessuto di artigianato e di piccole aziende per supportare la grande capacità economica dei loro popoli.

Prof. Francesco Bistoni - Magnifico Rettore dell'Università degli Studi di Perugia

Prof.ssa Simona Beretta - Docente di Politiche Economiche e Istituzioni Internazionali - Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano

Prof. Francesco Bistoni - Rettore Magnifico - Università degli Studi di Perugia

Dott. Paolo De Magistris - già Responsabile del Ciclo del Combustibile per le Centrali Nucleari dell'Enel

Prof. Enrico Jacchia - Direttore "Centro Studi Strategici" - Università LUISS - Guido Carli di Roma

Rev.mo P. Prof. Joseph Joblin S.J. - Docente della Pontificia Università Gregoriana di Roma

Prof. Ferruccio Marzano - Docente di Economia dello Sviluppo - Università degli Studi "La Sapienza" di Roma

Prof. Ignazio Musu - Docente di Economia Politica - Università degli Studi di Venezia

Prof. Renato A. Ricci - Presidente Emerito della Società Europea di Fisica di Legnaro (PD) - Past Presidente della Società Italiana di Fisica

Ing. Giuseppe Rotunno - Ingegnere Nucleare - Segretario Nazionale Comitato di Collegamento di Cattolici per una Civiltà dell'Amore di Roma

Prof. Stefano Zamagni - Docente di Istituzioni di Economia - Università degli Studi di Bologna